Dalle passerelle un’ulteriore lezione di vita. Stefano Gabbana con tono fermo ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, che è stanco di essere chiamato gay, stanco delle etichette, si ritiene semplicemente un uomo. Nell’intervista ripercorre la sua vita, dalla scoperta della madre dai giornali dell’omosessualità del figlio, alla volta che ha inseguito dei ragazzi per strada che l’avevano insultato, alle sue esperienze etero, fino al tradimento e alla ricongiunzione con Dolce Gabbana e in ultimo il suo pensiero sul matrimonio.

«Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo. Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali». A dichiararlo  con i suoi occhi azzurri come il cielo e trasparenti come la verità, in una sentita intervista al Corriere della Sera, riportata su Vanity Fair, Stefano Gabbana, il famoso stilista 51enne.

stefano gabbana ph by gayWawe

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Da sempre Stefano è in continua battaglia contro le etichette, e le catalogazioni, sempre pronto a difendere il rispetto per gli altri di qualsiasi tendenza sessuale siano «Ho pensato che essere un personaggio pubblico poteva aiutare a diffondere una nuova cultura, non più basata sui diritti gay, ma sui diritti umani. Prima che gay, etero o bisex siamo esseri umani». E racconta ancora: «Quando per strada mi urlavano “frocio”, io li inseguivo. Una volta uscendo di casa una macchina con quattro ragazzi mi ha gridato dal finestrino qualcosa del genere. Sfortuna per loro nel frattempo il semaforo è diventato rosso, li ho raggiunti e gli ho detto di scendere dalla macchina. Erano spiazzati». E la sua battaglia è culminata nella creazione di t-shirt con su stampato  “I am a man, I am not a gay”. “Classificare crea solo problemi: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay… Ma di cosa stiamo parlando? Il cinema, i libri e la cultura sono di tutti, anche se capisco che le lobby nascono quando c’è bisogno di proteggersi da un clima avvelenato». Continua. E lui stesso lo ha provato sulla sua pelle quando, insieme all’allora suo compagno Domenico Dolce, venne accusato di non essere a favore delle famiglie omogenitoriali. «Quando scoppiò la polemica delle coppie dello stesso sesso e della possibilità di avere figli. I siti che si occupano di difendere i diritti degli omosessuali furono i primi a dirci: “fate schifo”. Anche per questo sono contro le lobby».

stefano gabbana ph by vanity fair

 

Oggi che si batte perché le discriminazioni siano sempre meno presenti all’interno della nostra società, Stefano Gabbana ricorda con chiarezza quelle che sono state le sue difficoltà nel mostrarsi così com’è, a partire dalla sua famiglia. «Il problema è sempre quello lì, il giudizio degli altri, l’etichetta sociale. Mia madre ha saputo tutto dai giornali, quando ho rilasciato un’intervista a Sette: so di aver sbagliato a non parlare chiaro con lei. Ma era il gioco dei non detti: probabilmente faceva finta di nulla, vivevo da tempo con Domenico e non credo che pensasse che giocassimo tutto il tempo a Scala 40!». Inoltre parla della “scoperta “ della sua omosessualità a 18 anni. «Ero fidanzato con una ragazza di Sestri Levante, mi piaceva da morire. Poi mi è venuta a trovare un weekend a Milano e siamo andati a ballare. Guardavo più gli uomini di lei e allora mi sono detto: “non posso prenderla più in giro”».

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Poi l’incontro con Domenico Dolce, a cui, confessa, sarebbe legato ancora oggi, «poi quando ho scoperto di essere stato tradito mi sono infuriato e ho detto basta. Ma sarebbe potuto succedere anche a me». Oggi Stefano Gabbana è nuovamente innamorato ma non pensa alle nozze. «Non credo nel matrimonio, soprattutto in quello in Chiesa. Sono cattolico e mi chiedo: come faccio a giurare davanti a Dio che quel sentimento durerà tutta la vita? Ora diranno che sono anche contro le unioni, ma non è così. Però io non mi sposerei».

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Grande lezione di vita l’intervista di Stefano che ha voluto ripercorrere la sua vita per far capire quanto le etichette l’abbiano fatto soffrire e quanto sia importante debellarle, perché siamo tutti uomini, uguali senza distinzione di sesso, razza, condizione sociale.