Un tema di cui spesso si parla poco è quello delle problematiche che ragazzi e ragazze lgbt riscontrano nelle loro famiglie d’origine.

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La scoperta della propria sessualità coincide anche con lo scontro o il dialogo con la famiglia. In alcuni casi non è possibile un confronto e per paure o timori il figlio viene allontanato o addirittura ostacolato nella sua libertà di espressione e pensiero.

Nasce quindi così l’idea di creare un luogo in troveranno aiuto e accoglienza i ragazzi lgbt allontanati da casa, le persone anziane e sole, i trans ostacolati nella ricerca di una casa ed infine i rifugiati perseguitati. Insomma persone con una improvvisa necessità abitativa.

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Il progetto nasce a Torino grazie all’associazione Quore in collaborazione con diversi partner sia pubblici che privati tra cui Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, di ATC – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale e con il sostegno di IKEA, Iren, Bentley SOA, Philips, Cooperativa Di Vittorio, La Banca delle Visite e Medi.ca. Un vero e proprio impegno sociale che si traduce nella creazione di una prospettiva di vita a chi invece non ha in questo momento la serenità necessaria per affrontare il quotidiano. Spesso le persone che si trovano in questa condizione sono anche soggette a povertà, il progetto permette quindi loro di sentirsi al sicuro e allo stesso tempo predisposti alla ricerca di un lavoro o almeno al mettersi in gioco.

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Non tutti però possono naturalmente avere accesso alle abitazioni ma è stato predisposto un team di educatori, psicologi e assistenti sociali che esamineranno i diversi casi assegnando o meno l’alloggio dopo una attenta valutazione della situazione e delle condizioni che vengono. Questo avrà una durata di otto mesi con possibilità di estensione.