Alba è una bimba affetta da sindrome di down, è stata abbandonata in ospedale alla nascita e, prima di essere adottata, è stata scartata da ben sette famiglie. Tutto questo prima di trovare sulla sua strada il napoletano Luca Trapanese, 40 anni, single e gay,da poco uscito da una storia d’amore è riuscito ad ottenere l’affido di questa splendida bimba e ha creato un dolcissimo precedente.

Fu amore al primo sguardo. Il 27 luglio si vedono per la prima volta e lui emozionatissimo iniziò ad imparare poco alla volta il mestiere del papà. Per Alba vuole un futuro radioso magari come lui nel sociale. Dice che la figlia ama ballare e cantare, soprattutto per lei si augura una vita normale nonostante la malattia. E’l’inizio della storia d’amore tra Luca Trapanese, 40enne, gay e cattolico da poco single, attivissimo nel sociale, e Alba, una bellissima bimba con un cromosoma in più, rifiutata da ben 7 famiglie, proprio per colpa di quel cromosoma in più, che agli occhi di Luca è semplicemente una “marcia in più”. “Non avevo nessuna paura di adottare un bambino disabile. (…) Da quando avevo 14 anni faccio volontariato e lavoro con disabili e quindi ritenevo di avere gli strumenti adatti per farlo. Dopo la separazione con il mio compagno, è stata l’opzione che per me ha prevalso. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari”.

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Luca è da sempre attivo nel sociale ha fondato a Napoli A ruota libera, associazione che si occupa di ragazzi down; La casa di Matteo, struttura per bambini disabili in stato di adozione o affido, e Il borgo sociale, a Marzano Appio, per aiutare i disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro.

“Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità”

La sua vocazione si è manifestata proprio nell’adozione della piccola Alba. La bambina era stata abbandonata dopo il parto e in adozione rifiutata da sette famiglie. Ora ha la sua di famiglia, con cugini zii, il papà, madrina e due nonne.

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“Qualche tempo fa – spiega Luca – sono stato legalmente adottato da una signora che ha un figlio disabile, che ora è mio fratello. Lei ci teneva che me ne occupassi io quando sarà solo e quindi ho due mamme. Però è con me che Alba mostra l’attaccamento maggiore, sa che sono io la sua famiglia. Quando arriva un figlio hai tante aspettative, vuoi che sia migliore di te, che faccia cose grandiose… il disabile distrugge queste aspettative, è il simbolo di un fallimento genetico. Poi quasi sempre diventa un figlio amatissimo. Io non ho vissuto questo drammatico inizio, ero già preparato. E sapevo che i Down sono di solito felici, allegri, giocosi, positivi. Spesso parlano con se stessi e si spronano da soli. Oggi non sono più “mongoloidi”, lavorano, fanno logopedia, psicomotricità, hanno delle potenzialità da sviluppare.

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La testimonianza di Luca e Alba è diventato un libro edito da Einaudi e la speranza per tanti gay single di adottare una bimba, magari con una marcia in più!