Una vita a lottare per i propri diritti, a 51 anni Stefano Gabbana inizia una nuova battaglia questa volta contro le etichette che sono in continuazione associate alla comunità Lgbt.

Tutti ne parlano perché quando un personaggio della fama di Stefano Gabbana ha qualcosa da dire non si può non creare gossip.

Non parliamo di moda e vestiti, almeno non in maniera diretta perché in realtà tutto si riduce poi ad una maglietta.

La questione non è di certo una novità e molti i personaggi che si sono già espressi in merito. Rivendicare la propria identità sessuale è necessario? Equi vengono spesso presi in ballo i Pride.

Lo stesso Armani ha espresso la sua opinione dicendo: “Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale… Un uomo deve essere uomo”.

MILLE UNA DONNA

MILLE UNA DONNA

Gabbana non la pensa tanto diversamente: “Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo.” E lo stesso vale per le donne.

La parola gay è stata inventata da chi ha necessità di un’etichetta e di identificare gli altri in base al loro orientamento sessuale.

Una vera e propria battaglia personale quella dello stilista 50enne. Una battaglia per il rispetto dell’altro sfruttando il suo essere personaggio pubblico. “Prima che gay, etero o bisex siamo esseri umani”.

A suggellare le sue parole la creazione di una maglietta con la scritta “I am a man, I am not a gay”. Da uno stilista non potevamo aspettarci modo diverso per esprimere un’idea così importante.

Ad oggi ormai la classificazione ha portato ad un eccesso: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay, ecc. Ma cultura, tempo libero ed eventi sono di tutti anche se queste diciture nascono di certo con le più buone intenzioni.

PRIDE

PRIDE

Una battaglia che vedremo che effetti avrà, di certo essere contro le lobby e le etichette non gli costato poco. Sono infatti tantissime le accuse mosse allo stilista. In primis per le sue idee sulla famiglia e poi sul matrimonio che non ritiene adatti alla sua vita. Vedremo cosa accadrà questa volta.